La “piramide” della prevenzione: come scuola e istituzioni affrontano insieme il bullismo ed il “cyberbullismo”

Affrontare il bullismo e il “cyberbullismo” non significa oggi solo intervenire quando il danno è ormai compiuto, ma costruire una rete di protezione che parta dalle istituzioni per arrivare fino ai banchi di scuola.

Queste tematiche sono state affrontate dagli avvocati Gianluca Ballo ed Alessandro Lucianosoci fondatori dell’omonimo studio legale associato – durante l’evento formativo svoltosi il 13 febbraio 2026 presso il Teatro Parrocchiale di Pontecchio (RO) e rivolto ai docenti dell’ITC di Polesella (RO) ed ai genitori degli alunni.

La legge Italiana ha scelto di adottare un modello che potremmo definire piramidale: al vertice di questa piramide è collocato un tavolo tecnico nazionale, composto da rappresentanti di diversi ministeri, che ha l’obiettivo di tracciare le linee guida ed i piani d’azione.

Questo sforzo collettivo serve a garantire che il contrasto a questi fenomeni non sia lasciato al caso, ma segua una strategia integrata e coerente capace di produrre linee guida atte a prevenire il fenomeno in ogni sua manifestazione.

Un aspetto fondamentale di questo approccio è lo sguardo rivolto a tutti i “protagonisti” di tali vicende: la legge, infatti, non si limita a proteggere la vittima di tali fenomeni, ma pone la stessa attenzione anche sull’autore degli atti illeciti poiché – trattandosi di minori – l’obiettivo non è la colpevolizzazione dell’autore fine a sé stessa, ma una tutela bidirezionale finalizzata a prevenire e correggere delle dinamiche relazionali sbagliate con percorsi educativi specifici; fondamentale, pertanto, l’azione operativa del Ministero dell’Istruzione, che fornisce alle singole scuole gli orientamenti necessari per creare codici interni di prevenzione personalizzati, tentando di rendere ogni istituto un luogo sorvegliato e sicuro.

In questo scenario la figura centrale è quella del dirigente scolastico, indicato dalla legge come il soggetto con posizione apicale e responsabilità di guida dell’azione di contrasto sul campo: quando un dirigente scolastico viene a conoscenza di episodi di bullismo e/o “cyberbullismo”, sia attraverso le segnalazioni dei docenti che delle famiglie, ha il dovere di informare tempestivamente i genitori di tutti i minori coinvolti.

Questa comunicazione immediata non è una mera formalità, ma serve a creare le condizioni per cercare di interrompere sul nascere la reiterazione dei comportamenti pericolosi o pregiudizievoli: il dirigente scolastico non agisce solo come informatore, ma promuove attivamente iniziative educative e percorsi di mediazione che coinvolgono l’intero gruppo classe, cercando di trasformare il conflitto in un’occasione di crescita comune.

Tuttavia, qualora i casi siano particolarmente gravi o le iniziative educative non producano i risultati sperati, la legge prevede un inasprimento degli interventi: il dirigente, in chiave di tutela dei minori, ha infatti la facoltà di riferire alle autorità competenti per sollecitare l’applicazione di vere e proprie misure rieducative.

Questo percorso può spingersi fino alla segnalazione al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, specialmente a fronte di condotte aggressive “di gruppo” o di atti lesivi della dignità altrui compiuti anche per via telematica.

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