In caso di omicidio preterintenzionale si può evitare il carcere

Un ragazzo non ancora diciottenne, in concorso con un amico, aggrediva un anziano signore colpendolo ripetutamente alla testa e provocandogli una frattura al cranio che, dopo circa due settimane, lo portava al decesso.

Il giovane era imputato avanti al Tribunale per i Minorenni di Catania per omicidio preterintenzionale, ossia il reato commesso quando, con atti diretti a colpire e ledere la vittima, se ne provoca involontariamente anche la morte: delitto punito con la reclusione da dieci a diciotto anni.

Tuttavia, la pena detentiva veniva evitata grazie all’abile difesa dell’avvocato Gianluca Ballo – socio cofondatore unitamente all’avvocato Alessandro Luciano dello Studio Legale Luciano | Ballo & Associati – il quale formulava avanti al Giudice per l’Udienza Preliminare un’istanza di concessione della messa alla prova.

Essa consiste in un periodo della durata da uno a tre anni durante i quali il procedimento è sospeso e il minore vive in regime non detentivo, solitamente venendo trasferito in una Comunità in contatto quotidiano con i Servizi Sociali e altre figure professionali, che lo assistono nel percorso di rieducazione.

Il tutto al fine di evitare gli effetti patogeni del carcere. Nel caso in cui invece il minore compia altri reati durante il periodo, la messa alla prova viene revocata e il procedimento penale riprende da dove era stato interrotto, con l’inevitabile conseguenza, in caso di accertata colpevolezza, di irrogazione della pena detentiva.

Il Tribunale per i Minorenni di Catania, in funzione di GUP, dopo qualche anno accertava che per tutto il periodo di prova il giovane aveva sempre tenuto una buona condotta e aveva compreso l’evento accaduto, lavorando, terminando gli studi ed impegnandosi per il sociale.

Il Tribunale per i Minorenni di Catania dichiarava così il reato estinto per esito positivo della messa alla prova.

sentenza GuP

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